Ricordando "Elvis In Concert"

Come ho già scritto in altre occasioni, mi feci regalare il doppio album Elvis In Concert a Natale del 1977. Costava 12000 lire e ritenevo questa cifra esageratamente alta per mia madre, ma quando lei mi chiese cosa desiderassi, non seppi resistere alla tentazione ed esclamai "il nuovo disco di Elvis, mamma!". Nuovo, naturalmente, perché era uscito da pochissimo tempo. Avevo soltanto undici anni, e quando guardai le quattro foto scelte per la copertina del disco - una delle quali è quella che introduce questo post - rimasi letteralmente incantato.  Ma come, sui giornali avevo letto di quanto Elvis fosse ingrassato ultimamente e adesso le immagini mi raccontavano una storia completamente diversa? Mia sorella, che aveva due anni più di me, mi fece notare che quasi sicuramente le foto non provenivano dallo Special Elvis In Concert. "Allora perché le hanno messe?", risposi. Beata ingenuità, davvero non capivo. "Hanno voluto mostrare un Elvis più in forma". Lo disse senza traccia di cinismo, dopotutto era una ragazzina anche lei, espose semplicemente il suo punto di vista. Ci rimasi malissimo, per me quella altro non era che una grande, enorme mancanza di rispetto nei confronti del mio idolo. Continuai a pensarlo per un sacco di tempo.

Paradossi elvisiani 2

Uno dei tanti paradossi legati alla grande avventura elvisiana è dato dalle copertine dei suoi album pubblicati nel corso degli anni '70. Per stimolare nel miglior modo possibile le vendite delle raccolte in linea economica, venivano generalmente utilizzati scatti che spesso e volentieri si rivelavano migliori di quelli piazzati sulle copertine dei 33 giri regolari. In effetti, l'art work di compilazioni come I Got Lucky, Elvis Sings Hits From His Movies, Volume 1 e Burning Love And Hits From His Movies, Volume 2 rivaleggia con quello di Love Letters From Elvis e Elvis Now, rivelandosi anzi più accattivante proprio in virtù delle immagini scelte, che sono inopinatamente di qualità superiore. Quanto alla cover di C'mon Everybody, non ha nulla da invidiare a quella di Elvis - That's The Way It Is. Lo sappiamo, per il Colonnello era più gratificante vendere un'antologia di livello medio-basso, perché le sue strategie si rivelavano vincenti e il suo ego ne usciva ingigantito. Quanto ad Elvis, a lui queste cose non interessavano, sappiamo anche questo. Era un artista che si limitava a cantare, a liberare il suo straordinario talento Agli affari ci pensava il suo manager. 

Memorie hawaiane

Comprammo Aloha From Hawaii, Via Satellite che ero un ragazzino, nel lontano 1978. Sapevo dell'esistenza di questo doppio album e anche di Elvis As Recorded At Madison Square Garden - probabilmente avevo letto qualcosa su una rivista - e mi ero messo in testa di aggiungerli entrambi alla mia collezione. Con mia madre, nei limiti del possibile sempre pronta ad assecondare la mia passione per Elvis (piaceva molto anche a lei) li cercammo in diversi negozi di dischi, ma in ognuno di essi ci venne detto che i due ellepì erano ormai fuori catalogo. Alla fine, in un negozio grande quanto la nostra cucina ci dissero che forse si potevano ancora trovare: sarebbe bastato prenotarli, lasciare un acconto e passare la settimana successiva. Felicità alle stelle, naturalmente, contai letteralmente i giorni, le ore e i minuti che mi separavano dal "grande evento". Quando tornammo lì il sabato successivo, scoprimmo che per il live del Madison Square Garden non era stato possibile fare nulla, ma l'Aloha era sul banco, rilucente di bellezza e in attesa di essere portato a casa. Inutile dire che non dimenticherò mai quel giorno.

L'alba di "Aloha From Hawaii"


Di Ivan Pusterla

Con un volo partito da Los Angeles e dopo circa 7 ore di viaggio, Elvis intorno alle 4 pomeridiane atterrò all'International Honolulu Airport nelle Hawaii.
Da qui, con un elicottero, fu portato all'Hilton Hawaiian Village Hotel.
L'arrivo fu filmato da una troupe televisiva a terra che riuscì a catturare delle splendide immagini di Elvis che stringe mani, bacia ragazze e scambia qualche parola con i fans, il tutto in una cornice meravigliosa e festante, tanto che alcune di queste scene furono usate come apertura di quello che sarebbe diventato il suo più famoso concerto.
 Il 9 Gennaio 1973 inizia ufficialmente Elvis, Aloha From Hawaii.