Di draghi e pregiudizi

A proposito di draghi... Con Elvis Presley di mezzo, lo sappiamo bene, sorgono sempre un sacco di problemi. Prendiamo i suoi abiti di scena degli anni '70, ad esempio, che personalmente adoro salvo un paio di eccezioni. Invece, prescindendo dai propri gusti in fatto di abbigliamento, a molti cultori del rock targato seventies (principalmente di casa nostra) e a diversi fan elvisiani non piacciono, è storia nota. Questo perché li ritengono eccessivi, assimilandoli a simboli di opulenza e imborghesimento ostentati da colui che anni addietro aveva cambiato il modo di percepire la musica. Insomma, per non essere considerato un'isola a sé stante, per poter essere inserito di diritto (!) nel panorama musicale di quel decennio, secondo questi esperti Elvis si sarebbe dovuto presentare sul palco in maniera più sobria. Che so, magari indossando un paio di jeans con le toppe, oppure, se proprio voleva fare il borghese, con pantaloni e giacca ma senza quei dannati lustrini. Naturalmente, quando nello stesso periodo Jimmy Page sfoggiava le sue Dragon suit era un gran figo, senza nessuna ulteriore implicazione.

"Elvis In Concert" a Natale

Nel dicembre del 1977 Elvis In Concert costava 12000 lire e io lo so bene, perché questo imprescindibile doppio album mi fu regalato a Natale. Era arrivato nei negozi di dischi poco tempo prima e avevo fatto di tutto per evitarlo, da ragazzino coscienzioso quale ritenevo di essere: di soldi in casa ne giravano pochi e non volevo che mia madre facesse troppi sacrifici. Poi, per dirla tutta, all'epoca ragionavo in termini di doppioni, tanto per le figurine quanto per le canzoni e avendo già nove lp di Elvis qualche titolo ricorreva. Su due piedi mi vengono in mente Hurt, che avevo precedentemente trovato su From Elvis Presley Boulevard, Memphis, Tennessee e soprattutto I Got A Woman che avevo già su Solid Gold e Rock 'n' Roll. Tre volte lo stesso brano? Inconcepibile, c'erano ancora tante canzoni del re da scoprire! D'accordo, queste erano registrate dal vivo, ma le conoscevo già... Quanti problemi mi facevo, ripenso a me stesso con grande tenerezza, perché avevo per mia madre un amore sconfinato e forse quella dei doppioni era soltanto una scusa. Quando lei disse "dai, prendilo, è il tuo regalo" provai qualcosa di molto simile alla felicità.

La lacrima del Re


"Guarda mamma, Elvis sta piangendo!". Comprammo A Legendary Performer: Elvis, Volume 2 proprio per quella presunta lacrima che bagnava il bellissimo volto del Re. Avevo dodici anni e quando seppi che si trattava di sudore non mi scomposi, continuai a definire il disco "quello con Elvis che piange".  

La fotografia

Guardi la foto e mi chiedi cosa accadde a concerto finito, ma è difficile spiegarlo, avresti dovuto essere lì quella sera. Esaurite le canzoni, arrestato il flusso di emozioni filtrate dal microfono e sparate dagli amplificatori, mentre la band continuava a darci dentro e la sala si illuminava a giorno il Re si trattenne sul palco per alcuni secondi. Con noi. Dici se è tutto qui? Già, suppongo che dal tuo punto di vista possa sembrare niente. Furono pochi istanti non compresi nel prezzo del biglietto, è vero, eppure ti giuro che per renderli più o meno simili all'eternità li avremmo barattati, seduta stante, con la nostra anima. Sorrise nella nostra direzione, sembrò quasi cercare i nostri sguardi inebetiti, poi si voltò di scatto e non ci fu più possibile osservare il suo volto stanco. Realizzai che il tempo dei saluti stava volgendo al termine, e mentre le mie ciglia tornavano a battere regolarmente fui preso dal panico. Lo avrei rivisto? Non era stato proprio lui a dirci che la fine era vicina? Elvis si fermò e puntò gli indici in alto, come se stesse indicando un luogo indefinito che si apprestava a raggiungere. Ecco, accadde questo, amico mio. Le nostre mani, quelle stesse mani che vedi in questa vecchia fotografia si protesero per fermarlo, ma lui era sempre stato il numero uno a lasciare l'edificio.