La fotografia

Guardi la foto e mi chiedi cosa accadde a concerto finito, ma è difficile spiegarlo, avresti dovuto essere lì quella sera. Esaurite le canzoni, arrestato il flusso di emozioni filtrate dal microfono e sparate dagli amplificatori, mentre la band continuava a darci dentro e la sala si illuminava a giorno il Re si trattenne sul palco per alcuni secondi. Con noi. Dici se è tutto qui? Già, suppongo che dal tuo punto di vista possa sembrare niente. Furono pochi istanti non compresi nel prezzo del biglietto, è vero, eppure ti giuro che per renderli più o meno simili all'eternità li avremmo barattati, seduta stante, con la nostra anima. Sorrise nella nostra direzione, sembrò quasi cercare i nostri sguardi inebetiti, poi si voltò di scatto e non ci fu più possibile osservare il suo volto stanco. Realizzai che il tempo dei saluti stava volgendo al termine, e mentre le mie ciglia tornavano a battere regolarmente fui preso dal panico. Lo avrei rivisto? Non era stato proprio lui a dirci che la fine era vicina? Elvis si fermò e puntò gli indici in alto, come se stesse indicando un luogo indefinito che si apprestava a raggiungere. Ecco, accadde questo, amico mio. Le nostre mani, quelle stesse mani che vedi in questa vecchia fotografia si protesero per fermarlo, ma lui era sempre stato il numero uno a lasciare l'edificio.

Elvis: Quattro chiacchiere sul 1974

All'inizio del 1974, mentre Elvis si apprestava ad onorare un fittissimo programma di concerti che lo avrebbe tenuto a lungo lontano da casa, i piani della RCA sembravano bellicosi e non privi d'interesse. Concentrandoci sugli album, in programma c'era l'emissione di A Legendary Performer: Elvis, Volume 1, una compilazione resa assai attraente dalla lussuosa veste grafica e dall'inserimento di alcuni inediti, Good Times, il nuovo lavoro in studio contenente la prima scelta delle recentissime sessions negli studi della Stax (dicembre 1973) e Elvis Recorded Live On Stage In Memphis, disco dal vivo con il quale si sperava di continuare a battere il ferro finché era caldo, sulla scia dei precedenti live Elvis As Recorded At Madison Square Garden (1972) e Aloha From Hawaii Via Satellite (1973).

Da parte sua, Elvis non si risparmiò, girando in lungo e in largo gli Stati Uniti con tour di straordinaria risonanza, senza peraltro rinunciare ai periodici ingaggi a Las Vegas e Lake Tahoe, più brevi che in passato. Per quanto riguarda i singoli, dopo il tiepido riscontro ottenuto da I've Got A Thing About You Baby (#39), il Re tornò agevolmente nella Top 20 con due 45 giri consecutivi: If You Talk In Your Sleep (#20) e Promised Land (#14).

Una buona annata, a quanto pare, foriera di possibili spunti da sviluppare in prospettiva futura; ma sul fronte degli album - supporti sonori che negli anni '70 garantivano vendite stratosferiche ai grandi nomi del pop/rock - come erano stati gestiti i sopra citati prodotti targati Presley? Manifestando una volta di più la capacità di caricare a salve materiale dall'innegabile potenziale, i discografici pensarono bene di concentrare la pubblicazione dei tre long playing nei primi sei mesi dell'anno, lasciando poi scoperti i restanti sei.

Gli effetti di questa decisione, che in pratica costrinse i possibili acquirenti a farsi due conti in tasca si fecero sentire immediatamente. A rimetterci fu principalmente Good Times, un gran bel disco che rimase inchiodato al 90° posto in classifica. Un immeritato quanto prevedibile flop. L'apoteosi del paradosso fu raggiunta con la mancata emissione, in qualità di singolo di lancio, della canzone My Boy in esso contenuta. Dotata di notevole appeal commerciale, quando la strappalacrime composizione francese verrà infine fatta girare 45 volte al minuto - con colpevole ritardo all'inizio del 1975 - non faticò a piazzarsi al 20° posto della Hot 100. Troppo tardi, per Good Times.

Non andò granché bene neanche a Elvis Recorded Live On Stage In Memphis, che si fermò al numero 33 della chart statunitense. Non fu soltanto il mercato inflazionato a rendere difficoltoso il cammino del disco. Occorre sottolineare che per quanto oggi sia un luogo scolpito nell'immaginario degli appassionati, a livello di fascino il Mid-South Coliseum non poteva certo rivaleggiare con il Madison Square Garden di New York o con uno spettacolo trasmesso in mondovisione dalle Hawaii. C'è poi da considerare che tre album dal vivo in due anni furono effettivamente troppi e che il pur bellissimo concerto di Memphis finì sul vinile pesantemente editato.

A guardar bene, A Legendary Performer: Elvis, Volume 1 si rivelò l'unico, vero colpaccio della RCA, a dispetto di un poco appariscente 43° posto. Intanto, vendette consistentemente nei mesi successivi alla sua emissione, raggiungendo lo status di disco d'oro già all'inizio dell'anno successivo. Poi, con questa raccolta la casa discografica iniziò a capitalizzare l'accordo milionario stipulato con Elvis e il Colonnello Parker nel 1973, mediante il quale si era garantita i diritti d'autore sulle vendite (non sulla pubblicazione) di tutte le canzoni registrate dal cantante fino ad allora.

In realtà, continuando a parlare di 33 giri, il 1974 si chiuse con l'arrivo nei negozi di dischi dell'improbabile Having Fun With Elvis On Stage, album contenente unicamente monologhi di Elvis estrapolati da sue esibizioni dal vivo, senza lo straccio di una canzone al suo interno. Lo stesso disco, concepito da Parker - un uomo del tutto privo di sensibilità artistica - era stato pubblicato nei primi mesi di quello stesso anno sulla sua etichetta Boxcar. La RCA, evidentemente, non volle perdere l'occasione di guadagnare qualche dollaro con quell'imprescindibile capolavoro. 

Da Indianapolis all'eternità

Market Square ArenaIndianapolis, 26 giugno 1977. Davanti a migliaia di fans adoranti, ma inconsapevolmente egoisti, Elvis Presley tenne quello che si sarebbe rivelato il suo ultimo concerto. Le sue condizioni psicofisiche erano critiche, la sua salute ormai compromessa, nondimeno, da consumato performer quale era e dotato di una voce che ancora riusciva a toccare le corde dell'anima, portò a termine un'esibizione per certi versi esaltante. Sulle struggenti note di Can't Help Falling In Love, fra mille luci, suoni e colori, si concluse così una carriera straordinaria e irripetibile, che lo aveva elevato a vette altissime e mai raggiunte da nessun altro nel firmamento musicale, senza per questo renderlo un uomo felice. Elvis divenne Re molto giovane, estese il suo regno, conobbe l'onta dell'esilio e l'ebbrezza del trionfale ritorno. Fu a quel punto, quando sembrava che nulla potesse fermarlo, che qualcosa si ruppe. Facendosi avvelenare il corpo e il discernimento da medicine pericolose e da una corte imbevuta di opportunismo, rinunciò sistematicamente all'aspetto creativo della sua professione, continuando a cantare per se stesso e per chi lo amava fino alla fine dei suoi giorni, preferendo isolarsi nell'ambito dei suoi domini piuttosto che lanciarsi in nuove avventure ammantate di mistero. Nel 1973, in quel di Honolulu, divenne ufficialmente una leggenda viventeFu il suo ultimo, vero trionfo, poi tutto si consumò in fretta, ad una velocità che lascia attoniti ancora oggi. Elvis non riuscì mai a capire che gli stimoli non sono dati necessariamente da un tour mondiale, o da uno spettacolo su Marte, bensì dalla consapevolezza dei propri mezzi e dalla voglia di rimettersi in gioco, di esplorare nuove strade, decidendo sempre e comunque con la propria testa. Anche a costo di prescindere da una corona. Sulla vetta del mondo continuò invece a fissare le stelle, conscio del fatto che non sarebbe mai riuscito a raggiungerle con i piedi ancorati al suolo. Fu allora che volò via.